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Chi siamo

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Shaping the Future : Un partner per molte aree

Direttore ing. e dott. Stefan Haas AMMINISTRATORE DELEGATO TÜV AUSTRIA HOLDING AG, Foto: Gerhard Zahalka, www.standlaufbild.at
Direttore ing. e dott. Stefan Haas AMMINISTRATORE DELEGATO TÜV AUSTRIA HOLDING AG, Foto: Gerhard Zahalka, www.standlaufbild.at

Più di 1.400 esperti del gruppo TÜV AUSTRIA lavorano per i nostri clienti in oltre 40 paesi.

I nostri servizi su misura interessano oltre 270 competenze suddivise nei seguenti settori: servizi industriali, controllo, monitoraggio, certificazione, sicurezza informatica, servizi assicurativi, nonché formazione e aggiornamento.

L'orientamento internazionale del gruppo TÜV AUSTRIA e la molteplicità di autorizzazioni (nazioni e internazionali) rendono TÜV AUSTRIA un partner competente, sicuro ed affidabile.

Per dirla con le parole di Will Brandt, premio Nobel per la pace: "Il miglior modo di prevedere il futuro è quello di dargli forma".

Direttore ing. e dott. Stefan Haas AMMINISTRATORE DELEGATO TÜV AUSTRIA HOLDING AG

 

 

Direttore ing. e dott. Stefan Haas

 

AMMINISTRATORE DELEGATO TÜV AUSTRIA HOLDING AG

il Dott. Stefan Haas, AD del gruppo TÜV AUSTRIA ha studiato presso l'Università tecnica di Vienna ed è un riconosciuto tecnico dei macchinari: ha ricevuto il Premio per l'innovazione della Bassa Austria ed altri riconoscimenti tra cui l'ambito European Railroad Awards per lo sviluppo di un freno magnetico lineare: "Per noi sostenere l'innovazione nel suo complesso è un impegno politico."
il Dott. Stefan Haas, AD del gruppo TÜV AUSTRIA ha studiato presso l'Università tecnica di Vienna ed è un riconosciuto tecnico dei macchinari: ha ricevuto il Premio per l'innovazione della Bassa Austria ed altri riconoscimenti tra cui l'ambito European

 

Stefan Haas, AD del gruppo TÜV AUSTRIA, parla del nuovo ruolo del TÜV come "ostetrico" nello sviluppo di tecnologie industriali e della necessità di prendere sul serio l'efficienza energetica.

di Alexander Kohl, Business People

 

La storia di TÜV Austria iniziò 143 anni fa come "società per il controllo e l'assicurazione di caldaie a vapore". Da allora abbiamo fatto molti passi in avanti…

Proprio così. La nostra azienda fu fondata all'epoca della prima rivoluzione industriale. A quel tempo dovevamo accompagnare lo sviluppo dell'industria, poiché le tecnologie basate sul vapore ebbero qualche difficoltà nella fase di introduzione. Oggi molti parlano di industria 4.0; noi eravamo già presenti all'epoca dell'industria 1.0.

Qual è il ruolo dell'azienda oggi, quello di una sorta di "TÜV 4.0"?

Per noi è ormai da molto tempo che non si tratta più solo di esaminare, sorvegliare e revisionare - vogliamo accompagnare la tecnologia. Attualmente si sta sviluppando l'industria 4.0. Ancora non esistono norme o regolamenti su cui basare gli esami, stanno appena sorgendo. Ma noi non vogliamo aspettare tanto. Vogliamo essere presenti fin dall'inizio, in modo da poter vincere la sfida.

E quali sono concretamente queste sfide?

Da un canto l'idea dell'industria 4.0 comporta enormi vantaggi in termini di flessibilità grazie al collegamento in rete della produzione. D'altro canto il sistema nel suo complesso presenta una vulnerabilità notevolmente maggiore. Va condotto un dibattito sulla sicurezza situandolo su un livello completamente nuovo. Perlomeno a partire dal virus Stuxnet del 2010 sappiamo che anche i comandi industriali sono soggetti ad attacchi dall'esterno.

Si provi ad immaginare cosa potrebbe succedere in una catena di produzione completamente collegata in rete se un elemento di questa rete venisse disturbato persistentemente da un attacco di hacker o dallo spionaggio industriale. Oggi la produzione è esposta ad un rischio notevolmente maggiore, e bisogna che lo affrontiamo attivamente.

Attualmente l'industria si trova in piena frenesia 4.0. Fino a che punto si è sensibilizzati anche sugli aspetti legati alla sicurezza informatica?

Ritengo che il problema non sia percepito abbastanza, eppure bisogna senz'altro prenderlo in considerazione:

una fabbrica completamente automatizzata è il paradiso per eccellenza di ogni hacker. Molti tenteranno di penetrarvi e qualcuno ci riuscirà, a volte con conseguenze catastrofiche. È per questo che bisogna affrontare ora la questione a livello di strategia, dalla prima maglia della catena dello sviluppo. Oltre alla sicurezza informatica è interessata anche la sicurezza fisica. Ad esempio nei più recenti montaggi uomo-macchina. Queste innovazioni sono affascinanti: i robot sollevano carichi pesantissimi mentre la persona si occupa dei montaggi di precisione in un'altra sezione del pezzo. Prima ognuno disponeva di un proprio ambito protetto, ora invece è in corso una fusione dei due ambiti. Tuttavia ciò significa che bisognerà garantire un livello di sicurezza molto più alto di quello odierno.

Cosa fa TÜV AUSTRIA per preparare questo nuovo livello?

Vogliamo essere gli "ostetrici" delle tecnologie necessarie in questo ambito. Anche per quanto riguarda gli standard di comunicazione. Dopotutto le macchine completamente automatiche devono comunicare tra di loro. Attualmente la grande questione è come, e con quali parametri. Al momento è in corso una gara di standardizzazione tra imprese americane e tedesche. Indipendentemente da chi riesca in ultima istanza a ideare lo standard, si dovrà tener conto sin dall'inizio degli aspetti legati alla sicurezza informatica. Noi osserveremo questo processo e presenteremo le nostre richieste.

Quali sono i maggiori punti deboli di una fabbrica completamente automatica e in che modo le aziende possono agire per prevenirli?

Se si vuole che tutti gli oggetti di una fabbrica lavorino insieme, bisogna dotarli di un'identificazione univoca; macchina, pezzo, materia prima: ogni oggetto deve essere localizzabile e riconoscibile, ad esempio con indirizzi IP propri. Ma oggi è esattamente questo a tradursi in vulnerabilità. Bisogna progettare sin dall'inizio il sistema di produzione in modo tale da escludere lacune nella sicurezza: integrare apposite misure, preferire le reti interne, consultare i protocolli ecc.

Quando prevede che l'industria 4.0 si farà strada in modo capillare?

Non credo alla rivoluzione totale che molti si aspettano, sarà un cambiamento progressivo. Non mi aspetto che da qui a un decennio le aziende produrranno in modo completamente diverso da oggi. Ma qualche elemento dell'industria 4.0 verrà applicato. È il vecchio sogno dell'industria fin dal primo lotto. Il sogno di tutti gli esperti in produzione snella è quello di produrre in modo efficiente per ogni singolo cliente, senza svantaggi in termini di costi. L'industria 4.0 è il veicolo che consente di arrivarvi. Questa "evoluzione/rivoluzione" sarà quindi inarrestabile.

Un altro aspetto attualmente discusso nell'industria e nell'attività economica nazionale è quello della "efficienza energetica". La nuova legge al riguardo è intesa appunto ad affrontare questo aspetto anche in Austria.

O almeno dovrebbe, ma mi si consenta l'osservazione: sono molto scettico sul fatto che la legge abbia costituito l'impulso corretto in questo senso.

Perché?

In Austria si sta affrontando la questione in modo completamente sbagliato. Sarebbe importante che le imprese riconoscessero le opportunità dell'efficienza energetica. Vengo dall'industria e so che occuparsi di questo aspetto può avere un enorme effetto leva: è possibile realizzare risparmi nell'ordine di milioni con uno sforzo relativamente ridotto. Se invece tutto ciò viene imposto agli operatori economici, vedo il pericolo che molti si concentrino sul rispetto delle leggi e l'ottenimento di attestati, senza però dare un salto e fare effettivamente leva sul potenziale.

Attualmente la legge in materia di efficienza energetica presenta qualche altra incertezza. Mancano sia il decreto esecutivo che l'ufficio di sorveglianza competente…

Esatto. Riceviamo molte richieste di informazioni al riguardo, dai settori più diversi. Come TÜV AUSTRIA aiuteremo i nostri clienti a mettere in pratica la legge. Ma temiamo sin d'ora che le imprese saranno più attente a rispettare con esattezza la legge che a risparmiare davvero energia. A questo proposito vale la pena dare un'occhiata alla Germania. Lì la questione ha ricevuto un'accoglienza completamente diversa nell'industria, si lotta davvero per ottenere risultati. Il legislatore ha agito in modo più deciso sensibilizzando molto di più al riguardo. Purtroppo l'Austria resta indietro.

In che ambiti crede che un'azienda classica possa cominciare a risparmiare energia?

Le possibilità sono infinite. È possibile migliorare tutti i cicli di produzione: calore residuo, motori, catene di

approvvigionamento. Un aspetto importante è rappresentato dall'illuminazione, soprattutto per quanto riguarda lo sfruttamento della luce diurna. Attualmente anche la gestione del parco veicoli svolge la sua parte. Ma nel settore produttivo si trascura spesso l'aspetto più significativo: il disegno del prodotto, il design. Quanta energia si può risparmiare con minime modifiche del prodotto? Sotto questo aspetto vale davvero la pena esaminare la questione in profondità. Anche qui siamo disposti a fornire appoggio fin dall'inizio, poiché questo è appunto l'ambito in cui c'è spazio per le innovazioni più rivoluzionarie.

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